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02
-
09
-2008
Mobbing: alcune regole fondamentali per resistere e vincere
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Il mobbing, purtroppo, imperversa nella Pubblica Amministrazione, e colpisce in modo particolare la dirigenza. Il posto di dirigente pubblico è molto appetibile, sia per lo stipendio, indubbiamente interessante, sia per il “potere” che inevitabilmente deriva dalla responsabilità nella gestione dei servizi pubblici, e quindi nella gestione dei fondi di bilancio assegnati, spesso cospicui. Purtroppo troppo spesso un dirigente onesto, preparato, portato ad una corretta gestione nell’interesse dei cittadini, da’ fastidio, "rompe i c…." (nel linguaggio di certi personaggi tra i quali non sono assenti anche politici con incarichi isituzionali), oppure c’è qualcun altro molto più malleabile ed impreparato, meglio se “amico” che deve, deve, prendere il posto del dirigente troppo zelante. Noi tutti ne sappiamo qualcosa, tutti abbiamo avuto le nostre esperienze. E molto spesso il nostro Sindacato è intervenuto, peraltro con buoni risultati, per difendere nostri associati colpiti brutalmente dal mobbing, per cui crediamo di aver acquisito la sufficiente esperienza per poter offrire ai nostri associati e a quanti si trovano in questa situazione, un piccolo insieme di regole per resistere e vincere.
Prima di tutto, cosa più importante, è avere la coscienza di avere ragione. Chi subisce mobbing ha sempre ragione. Sia che si voglia il suo licenziamento, sia che si voglia un declassamento o uno spostamento ad altre mansioni, chi ricorre al mobbing per raggiungere questi scopi ha sempre torto. Basta considerare che, se sussistono le buone ragioni per farlo, il dirigente può essere sempre legittimamente licenziato, trasferito, spostato, lo dice la legge e lo dice anche il contratto, basta seguire, naturalmente, le procedure previste. Se si utilizza il mobbing, è perché si sa già in partenza che non ci sono gli estremi per un intervento legittimo, perché non ci sono le condizioni per colpire il dirigente che invece deve assolutamente essere colpito. Quanti dirigenti che hanno svolto il loro compito per dieci, venti, trent’anni con pieno apprezzamento e senza alcuna contestazione, sempre con ottime valutazioni, sembrano improvvisamente diventati dei poveri deficienti e degli incapaci! Ma è possibile? Come è credibile una cosa simile? Essere forti. E’ fondamentale essere forti, psicologicamente prima di tutto, ma anche fisicamente, intellettualmente. Chi subisce mobbing subisce anche una grande delusione, perché ha sempre avuto fino ad allora ottimi rapporti con le amministrazioni, con i politici e con i cittadini (o almeno l’ha sempre pensato). Perché improvvisamente tutto questo è finito? Inoltre, tende a pensare di aver sbagliato, e quindi di dover aspettarsi una punizione: niente di più sbagliato, guai a pensarlo! Uno stato di fortezza d’animo, psicologica, fisica, intellettuale, aiuta molto ad aver fiducia in se stessi, a cercare la strada giusta per superare questo momento, e alla fine ad averla vinta.
Avere la consapevolezza di avere di fronte un nemico cattivo, violento, che ti vuole far fuori ingiustamente. Questo concetto non è un palliativo utile per reagire ad una delusione, è la verità, e averne la chiara idea aiuta molto ad avere la mente sgombra e pronta a reagire nel modo migliore e più efficace a questa violenza.
Avere la consapevolezza che, essendo dalla parte della ragione, e constatato che la controparte sta agendo nel dispregio della legge (altrimenti, come abbiamo visto, non ci sarebbe bisogno di mobbing) il risultato finale non può essere che la vittoria.
Avere fiducia nella Magistratura. I magistrati sono molto vigili al rispetto della legge, ringraziando il cielo questo è ancora un principio universalmente valido, checchè ne dica qualche personaggio che crede che la giustizia risieda solamente nel suo cervello. Pertanto, siccome la legge è dalla parte della vittima, il risultato finale non può essere che la vittoria (e questo noi possiamo affermarlo con cognizione di causa, date le nostre esperienza al riguardo).
Con cuore saldo, con perfetta consapevolezza, organizzarsi per la propria difesa. Raccogliere sempre tutta la documentazione riguardante le azioni contro la propria persona, ed anche quella riguardante la propria posizione all’interno dell’Ente, anche precedente al fattaccio: delibere, lettere di tutti, del Sindaco, dell’Assessore, del Direttore Generale (troppo spesso costui non può far cambiar idea ai politici e quindi è inutile, anzi potrebbe essere dannoso, cercare il suo aiuto) del Segretario Generale (vale lo stesso ragionamento del Direttore Generale), incarichi, valutazioni, erogazione di compensi accessori (che presuppongono una valutazione favorevole), incarichi ottenuti da altri Enti (che non vengono affidati certo a degli incapaci), tutto quanto possa essere utile a dimostrare le proprie capacità ed il loro apprezzamento precedente.
Trovare un abile avvocato. Questa potrebbe essere la parte più difficile, ahimé, ma è necessaria. Cercate di avere la garanzia che l’avvocato scelto non abbia abitualmente incarichi da Enti Pubblici, perché in questo caso il rischio è forte. Accompagnare i ricorsi contro gli atti e le azioni illegittime con una denuncia di mobbing. Ma attenzione, solamente se il mobbing sussiste veramente: è fondamentale, di fronte al Magistrato, dire sempre la verità, accompagnata da prove inoppugnabili. Mai esporsi al rischio di querela per diffamazione, perché si passerebbe alla parte del torto, e dimostrare le proprie ragioni diventerebbe più difficile. Farsi aiutare, dall’avvocato ma anche da chi ha già esperienza al riguardo, come il sindacato (non importa quale, quello che dà più fiducia). Ricordare che il mobbing è riconosciuto se l’azione violenta dell’ Amministrazione provoca uno stato di prostrazione, anche fisica, tale da essere riconosciuta dal medico con cure adeguate e con certificazione. Quindi non è detto che il mobbing venga riconosciuto dal giudice. D’altra parte, il risultato che si attende è sul fronte del riconoscimento delle proprie ragioni, e quindi la riabilitazione, il ritorno alle proprie mansioni, il riconoscimento del proprio onorevole servizio, oppure se preferibile, il riconoscimento di un adeguato indennizzo in cambio dell’abbandono del posto di lavoro (anche questa è una strada seguita).
La causa sarà lunga, purtroppo questo è uno dei mali della nostra società, la lentezza della giustizia che troppo spesso è essa stessa un’ingiustizia. Ma non possiamo farci niente, basta essere sempre convinti del buon risultato finale. L’importante è non farsi mai prendere dallo scoraggiamento: se il provvedimento di licenziamento è stato eseguito, niente lacrime, niente depressione, ricordarsi che c’è una famiglia che soffre se ti vede soffrire, ma che ha fiducia se ti vede fiducioso. Cercare subito un altro lavoro (siamo dirigenti, abbiamo professionalità, capacità, e magari anche qualche buona conoscenza, non è pensabile che non siamo capaci di fare qualcosa di diverso dal nostro tradizionale lavoro). L’impegno dà fiducia, stima verso se stessi, e anche il denaro necessario per sopperire alla mancanza (temporanea) dello stipendio. Fa comprendere alla famiglia che si può aver fiducia nel proprio congiunto, anche di fronte alle avversità alle quali sa reagire con coraggio. Quando, dopo alcuni anni, sarà stata raggiunta la giusta vittoria, sarà sempre possibile scegliere fra il nuovo lavoro e quello riacquistato (oltre a tutti gli arretrati economici e danni riconosciuti).
Se il provvedimento ingiusto, ma messo in esecuzione, sarà il declassamento, il demansionamento, sopportarlo con pazienza, accettarlo per il momento senza reazioni, ma proseguire fino alla fine con i ricorsi e, se del caso, con la denuncia di mobbing: verrà il momento che questo sacrificio sarà ripagato. D’altra parte, se siamo dirigenti e non pagliaccetti, dobbiamo essere preparati anche a questo: lo sappiamo già, da sempre, che non tutto è bello, piacevole, durevole, idilliaco. Nella vita arriva sempre, anche al di fuori del nostro lavoro, il momento del male. Il mobbing non è altro che uno di questi momenti, momenti difficili ma da superare, da vincere, guardando in faccia la realtà ma guardando in faccia con sguardo fiero anche questi maledetti che si spacciano per politici, ma che non sanno neppure lontanamente che cos’è la politica, che cos’è l’impegno a favore dei cittadini, al di fuori degli interessi personali e delle loro logiche troppo spesso truffaldine.
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